In un mondo rumoroso, bombardati da informazioni e pensieri altrui provenienti dai numerosissimi mezzi di comunicazione - dalla parola alla musica, dalla televisione alla radio, dalle lettere ai social network – spesso si perde l'occasione di comunicare con lo strumento comune ed eterno nell'universo: il silenzio.
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Ma quando si è presenza del silenzio, ad esempio quando ci troviamo in una stanza piena di persone e all'improvviso cessano le conversazioni, come ci comportiamo? Quali sono le sensazioni che proviamo? Carl Gustav Jung diceva:La maggior parte degli uomini teme il silenzio. Quando cessa il brusio costante - per esempio ad una festa - bisogna sempre fare, dire, fischiare, tossire…“. Perché?
Al contrario, se ci troviamo in montagna o in una spiaggia con il solo rumore delle onde sugli scogli e si è in presenza di qualcuno, cosa proviamo? Sin dall'antichità il silenzio ha affascinato, e forse anche un po' spaventato, gli esseri umani. In molti si sono chiesti l'importanza del silenzio e il ruolo che ricopre e altrettanto numerose sono state le risposte.
Nel mio articolo ho provato a spiegare cos’è il silenzio, come lo si vive e ho ripercorso (superficialmente) i pensieri sul silenzio attraverso la filosofia, l’arte, la musica ed il cinema.

Cos'è il silenzio?
Secondo il dizionario Garzanti il silenzio: [si-lèn_zio] 1 assenza di suoni, rumori e voci 2 il tacere; lo smettere di parlare o di cantare, gridare, suonare 3 il tacere su un determinato argomento, non parlarne intenzionalmente l il non dare notizie di sé: mancata pubblicazione sulla stampa, per scelta o per divieto, di notizie relative o un fatto importante; anche, l'astenersi dal fare dichiarazioni ai giornalisti 4 il segnale del riposo eseguito con la tromba.
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Ancora, il silenzio è assenza di suoni ed in senso figurato è l'assenza di parola e di dialogo.
Il silenzio ha diversi ruoli: é segno di rispetto durante una commemorazione, è protezione per le persone indagate (il diritto al silenzio), nella religione è una disciplina spirituale per la ricerca del silenzio “interiore” e per la clausura è un obbligo comunitario o in alcune religioni orientali, quali induista e buddista è un fondamento religioso. E nella comunicazione? Fin dai primi importanti oratori (Cicerone, Quintiliano, Seneca...) nacque l'idea che un bravo oratore non deve solo saper parlare ma anche (e soprattutto) saper stare in silenzio. Il silenzio molto spesso ci comunica un qualcosa e scegliere di stare in silenzio altro non è che un atto linguistico.
Come già detto in precedenza, grazie all'eccesso di comunicazione non siamo abituati al silenzio e lo associamo all'idea della morte, al vuoto e ne abbiamo paura, mentre il dialogo, la parola viene associata alla vita. Ed è proprio per questa paura del vuoto che riempiamo lo spazio con parole molto spesso inutili. Il silenzio imbarazza, spaventa, perché crea vuoto ed interrogativi, mette fortemente a disagio perché è difficile da gestire e da “rimediare” e quindi è connotato negativamente nelle nostre rappresentazioni. Ma spesso la sua valenza comunicativa è molto più forte di mille parole e quando noi restiamo in silenzio, di fatto continuiamo a comunicare. La comunicazione non verbale, tra cui il silenzio, fa riferimento a tutti gli scambi che avvengono attraverso sistemi diversi da quello verbale. Distanza interpersonale, postura del corpo, linguaggio del corpo, sguardi, gesti, sono alcuni degli elementi che possono rendere il silenzio una vera e propria comunicazione di pensieri, stati d’animo e di sé stessi. Come il linguaggio ha molti significati, anche il silenzio ha diverse dimensioni. Esso può essere forma di ascolto attivo, durante un confronto, un dibattito, una lezione. Il silenzio come assenso, come conferma (“ chi tace acconsente”), ed altrettanto come paura, dubbio, chiusura in sé stessi. Anche in questi due casi posti agli estremi, il silenzio è visto diversamente a seconda dei messaggi non verbali che lo andranno a caratterizzare. Coloro che approvano in silenzio infatti, mostreranno una presenza attiva, attraverso cenni di conferma, uno sguardo attento e diritto; mentre coloro che si trovano in difficoltà guarderanno in basso ed assumeranno posture difensive.
Molti credono che comunicare sia parlare bene ma comunicare è essenzialmente saper ascoltare, è l'ascolto che permette di costruire relazioni di qualità. Senza il silenzio non può esserci vera comunicazione e il silenzio è sempre presente...anche tra le parole.
Le parole sono una maschera dice Hesse perché raramente esprimono il loro vero significato ma tendono a velarlo.
Si crede che il grande comunicatore non si trovi mai in imbarazzo o "senza parole" cercando di evitare i silenzi, di riempire ogni pausa con un fiume di parole, celando ciò che davvero ci sarebbe da dire.
Riuscire a comunicare in silenzio permette di raggiungere la quiete, la calma, significa avvicinarsi alla propria essenza profonda e vera: è là che nasce la nostra capacità di comunicare con noi stessi e con il mondo. E' nel silenzio che possiamo riconoscerci, ritrovarci, sentirci "a casa".
Il silenzio è ascolto, è la condizione per ogni tipo di comunicazione. La disponibilità all'ascolto degli altri nasce proprio dalla capacità di ascoltare se stessi, i propri bisogni e ci dà l'opportunità di crescere.
Saper ascoltare significa comprendere le esigenze di chi ci sta di fronte, rispettando i sentimenti e le opinioni altrui e considerando la realtà individuale di ciascuno.
Impariamo ad “ascoltare” i silenzi degli altri, miglioreranno di conseguenza le nostre relazioni e diamo voce a coloro che, in un silenzio, racchiudono mille parole.

“Amico è… con chi puoi stare in silenzio”
In un dialogo il silenzio è ben visto in quanto segno di ascolto e attenzione. Ma perché diventa imbarazzante? Uno studio dell'università di Groningen mostra che il silenzio diventa imbarazzo se dura più di quattro secondi. La causa dell’imbarazzo è da ricercare nel discorso stesso. Ecco che per rimediare il cervello cerca un ricordo uditivo per riempire il silenzio che ci porta subito ad un benessere psicologico.
Quando il discorso è fluente ci si sente a proprio agio, sentendoci parte del gruppo. Fornisce autostima e validazione sociale. Stando in silenzio subentra la paura di essere esclusi e mette in allarme l'istinto di accettazione sociale.
Amico è... con chi puoi stare in silenzio - Camillo Sbarbaro è un aforisma che racchiude un forte significato. Quando il silenzio si fa presente subito nasce l’idea che l’altra persona stia dando un giudizio e per evitare che ciò succeda si inizia a parlare di cose inutili per il semplice “dovere” di nascondere questi momenti e quindi evitare che il giudizio sia dato. Durante questo intervallo non-parlato ci sentiamo privati di protezione, ci sentiamo “nudi” agli occhi dell’altro. Me se ci si ritrova in presenza di qualcuno, contemporaneamente al silenzio senza sentirsi e in imbarazzo ecco che siamo in contatto con un vero amico.

“Da un uomo grande c'è qualcosa da imparare, anche quando tace” - Seneca a “Niente rafforza l'autorità quanto il silenzio” - Charles De Gaulle
Filosofi, i “nuovi pensatori”, arte, religione, psicologia, musica, teatro... si chiedono quale sia il ruolo del silenzio. Stare zitti è comunicazione oppure è l'assenza di tale?
Parlare del significato che tutti i filosofi hanno dato sul silenzio risulterebbe troppo lungo. Ho individuato alcuni filosofi, alcuni nuovi pensatori e movimenti che hanno dato un significato importante al silenzio.
Sin dall'epoca greca i filosofi si sono domandati cos'è il silenzio. Infatti è proprio durante l'era dei greci che nacquero alcune tra le più famose massime sul silenzio: “Ascolta molto”, dice Biante; Chilone di Sparta avverte: “La tua lingua non corra davanti al pensiero”; “Sapendo, taci”, dice Solone; infine, Cleobulo: “Essere avido di ascoltare, e non di parlare”. Secondo Pitagora era fondamentale il silenzio, i suoi allievi ammiravano coloro che tacevano ed erano addestrati a star in silenzio, forse per riserbare le loro idee e far in modo che le parole non fossero fraintese. Insomma, per loro il “contenimento delle parole” era fondamentale. Persino gli Spartani, conosciuti per la loro bravura nella ginnastica e nella guerra, erano bravi “silenziatori” e cercavano di tenere le loro idee il più possibile nascoste. La loro sapienza viene fuori dalla capacità del parlare: riuscivano a dire una frase breve ma densa, nel momento opportuno (laconizzare). Simonide dichiarava di essersi pentito tante volte di aver parlato, mai di aver taciuto. Secondo Platone la scrittura era considerata come la pittura: lo scritto, come i prodotti della pittura, risponde ad una sola domanda ed è proprio per questo che la pittura (o lo scritto) segue un rigoroso silenzio, a differenza del parlato, molto più relazionale e quindi migliore. Secondo Socrate il silenzio era una condizione obbligatoria; le argomentazioni dovevano essere smentite fino a ridurle in silenzio. In un colloquio Socrate dice a Critone:non so più cosa dire, O Socrate! Di fronte ad una confutazione pienamente riuscita, l'unico atteggiamento dignitoso è tacere”. Secondo Aristotelechiunque articoli un’argomentazione, e perciò anche chi intenda negare il principio di non contraddizione, deve presupporre la validità del principio stesso perché il suo discorso abbia un senso: tutto ciò rende possibile difendere il principio in questione “per via confutatoria, a patto però che l’avversario dica qualcosa. Se, invece, l’avversario non dice nulla, allora è ridicolo cercare un’argomentazione da opporre contro chi non dice nulla: [...] costui, in quanto tale, sarebbe simile ad una pianta (per maggiori approfondimenti). Filosofo importante per quanto riguarda il silenzio fu Pirrone, durante il setticismo classico si sviluppò l'idea che il silenzio consiste nel non giudicare ciò che non si conosce. La sospensione del giudizio (epochè) è l'astenersi sia dall'affermare e sia dal negare. Gli individui che non conoscendo la realtà delle cose dovrebbero seguire la “sospensione dell'assenso”, così facendo ci si libera dalle preoccupazioni e si raggiunge uno stato di pace (atarassìa). La rinuncia nell'esprimere il giudizio (afasìa) è data dalla consapevolezza che tutti noi conosciamo le cose per pura apparenza ma è impossibile conoscere la vera natura delle cose. Questo scetticismo avrà ripercussioni sul pensiero filosofico successivo, sia nel Novecento e sia nell'età moderna.

Nella poesia "La sera del dì di festa", Leopardi ha parlato del silenzio: nel silenzio della notte apparentemente quieta, inondata dalla chiarezza lunare, il canto dell’artigiano ha il potere di evocare, non solo le voci del giorno appena trascorso, ma tutte le voci del mondo.
Ancora
[...] E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. [...]
(da L’infinito, di Giacomo Leopardi)
Il silenzio è fondamentale per scoprire il l’infinità dello spazio e l’immensità del tempo.
Il “movimento” ermetico il silenzio diventa importante. La poesia diventa pura e viene espressa in termini essenziali. Viene privata di punteggiatura, gli spazi bianchi e le lunghe pause diventano momenti di attesa, concentrazione e silenzio.

Dal”Dio del silenzio” al "pittore del silenzio"
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Anche nell'arte possiamo fare un piccolo viaggio attraverso il silenzio. Importante raffigurazione del silenzio è la scultura di Mercurio, colui che “conosce, trascrive e nasconde affinché ogni generazione compia la sua ricerca” che con il dito sulle labbra fa allude silenzio.


Nel Rinascimento il silenzio viene rappresentato attraverso il silenzio-sapienza; in questa scultura il De Medici è in un silenzio ermetico, rappresentato di nuovo con il dito sulla bocca.
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Ancora, il celebre dipinto “Giove pittore di farfalle” del 1522 di Dosso Dossi. Il pittore del quadro è il padre degli dei, Giove intento a dipingere farfalle; Mercurio, al centro, intima il silenzio alla dea Iride, dea dell'Eloquenza: un invito a tacere davanti all’arte silenziosa della pittura, la "poesia muta" alla quale è intento Giove. Un ribadire il primato dell'immagine sulla parola. E' particolarmente significativo il soggetto della tela attorno al quale lavora Giove: tre farfalle, simbolo della volatilità del pensiero.


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Nella religione, Il signum silentii è utilizzato anche nelle correnti del cristianesimo ed è attributo di San Benedetto, San Domenico, San Bruno. All’interno del convento il segno è un monito per il monaco, non solo al silenzio, inteso come controllo della parola, ma anche all’autodisciplina. Viene spesso ripetuto in refettori e dormitori.












Con il ‘700 e l’800, con l’allentarsi delle disposizioni in materia di raffigurazione e l’emergere di istanze diverse, legate al sentimento, al mistero, alla suggestione, l’immagine del silenzio acquista altre fisionomie. Sono forme più angoscianti, nate dai sogni e dagli incubi dell’illuminismo e del romanticismo, di certo colpiscono per impressione. La prima è una scultura presente nel giardino di villa Litta a Lainate ed è stata realizzata ad inizi ‘800 da Donato Carabelli.
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La figurazione gioca sul senso di vuoto che il silenzio porta; si legge il legame silenzio-morte.
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Interessante anche questo legame tra silenzio e pazzia come inteso da Giacomo Balla.
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Friedrich fu definito “il pittore del silenzio”. Friedrich, che pur aveva molti contatti con il ricco panorama culturale del suo tempo, fu personaggio solitario e velato di mistero. I suoi paesaggi che si aprono all’infinito, i suoi personaggi meditativi e distanti, la sua natura spesso raggelata e immobile sotto l’occhio dello spettatore, sottolineano l’aspetto fortemente visionario di tutta la sua arte.


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La musica e il cinema
Per quanto riguarda la musica ci sono delle canzoni che riprendono i temi del silenzio. Io ne ho scelte due significative.
La prima è “The sound of Silence” di Simon e Garfunkel.


i versetti:

And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more
people talking without speaking
people hearing without listening
people writing songs that voices never share
noone dare, disturb the sound of silence

"Fools" said I, "you do not know,
silence like a cancer grows,
hear my words that I might teach you
take my arms that I might reach you"
but my words, like silent raindrops fell...
and echoed the will of silence

Possono essere interpretati come l’incapacità tra gli uomini di comunicare. Il silenzio è visto come la non comunicazione che tra le persone cresce come un cancro.

La seconda canzone importante è 4’33” di John Cage.



Il compositore voleva ascoltare il silenzio e quindi decide di chiudersi in una camera anecoica. In questa camera si accorge che il silenzio non esiste, infatti sente il battito del suo cuore e i rumori accidentali. Si rende conto che il silenzio assoluto non esiste. Nel 1952 decide di comporre 4’33”. Quattro minuti e trentatre secondi sono 273 secondi, in temperatura corrisponde a -273 gradi, ovvero zero assoluto. Con questa “suonata” l’autore vuole renderci partecipe del suono del mondo, ci apre gli occhi facendoci capire che ogni suono è musica.






Per quanto riguarda il teatro di particolare importanza fu Eleonora Duse. E' da sottolineare il fatto che tra la nascita del cinema e l'introduzione dell'effetto sonoro tutti i film erano muti. Ma Eleonora Duse era colpita dall’”arte muta” ovvero che il teatro dovesse essere un “vetro che vede le anime”. Iniziò ad interessarsi alla scrittura cinematografica e cercando di descrivere i misteriosi legami che uniscono le anime umane e la natura. Per lei il cinema era inteso come arte a sé, non racconto, non teatro ma “musica di immagini”. Gli attori dovevano esagerare con la mimica facciale e corporea per enfatizzare ciò che il regista voleva esprimere. Oggi questi gesti li possiamo trovare un po’ grossolani ma a quell’epoca erano importanti. (Per chi avesse voglia di guardare un film muto)




Nel nuovo millennio, con l’avvento del sonoro, alcuni cineasti vollero rendere omaggio al cinema muto producendo dei film muti. Ad esempio nel 1953 il regista Jacques Tati gira il film Le vacanze di Monsieur Hulot. Nel 2011 in Francia esce un altro film muto: The artist diretto da Michel Hazanavicius. Questo film vinse 5 premi oscar.


(trailer The Artist)

In conclusione spero di essere riuscita a farvi scoprire il "mondo del silenzio", trasmettendovi un nuovo modo di comunicare. Attraverso il silenzio riusciamo a capire veramente cosa siamo e per stare bene con gli altri è importante star bene da soli, in silenzio. E se all'improvviso tutti i rumori cessano impariamo ad ascoltarli; molto spesso la comunicazione non è interrotta....


Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. L’animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi lo cerca.
[Charlie Chaplin]

Martino Marianna


Sitografia:
http://salute24.ilsole24ore.com/articles/12621-il-silenzio-e-imbarazzante-se-dura-piu-di-4-secondi-studio-scopre-perche
http://balbruno.altervista.org/index-1089.html
http://rivista.ssef.it/site.php?page=20050926150930747&edition=2010-02-01
http://www.homolaicus.com/linguaggi/silenzio.htm
http://www.parol.it/articles/aymone2.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Comunicazione_non_verbale
http://www.filosofia.unimi.it/itinera/mat/saggi/?ssectitle=Saggi&authorid=predavalmv&docid=silenzio&format=html
http://sofiarondelli.blogspot.it/2011/01/sul-silenzio-nella-pittura.html
http://www.art-litteram.com/index.php?option=com_content&task=view&id=281&Itemid=
http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Morandi
http://it.wikipedia.org/wiki/The_Sound_of_Silence
http://it.wikipedia.org/wiki/John_Cage
http://www.frasiaforismi.com/cat/frasi-silenzio/
http://it.wikipedia.org/wiki/Eleonora_Duse
http://it.wikipedia.org/wiki/Cinema_muto#Film_muti_nell.27era_del_sonoro