Un libro… Qualcosa che diamo per scontato, un oggetto che la maggior parte dei miei coetanei, ma anche numerosi adulti, ritengono assolutamente inutile, o perlomeno marginale nella vita di tutti i giorni. Un vero peccato. Un libro è un oggetto unico. Leggerlo è esplorare la mente dell’autore, è aprirsi verso qualcosa di nuovo, è venire a contatto con centinaia di migliaia di altre vite, è comunicare con saggi e filosofi che sono vissuti anche migliaia di anni fa, è fare un’escursione, è viaggiare in ogni direzione e conoscere nuovi luoghi e nuove persone. Solo i libri ci possono trasportare in altri paesi dove avremo l’opportunità di incontrare personaggi che potrebbero diventare maestri di vita e aiutarci a trovare le risposte ai nostri interrogativi.
A mio avviso per capire tutta l’essenza di un libro è sufficiente citare questa frase dello scrittore americano Christopher Darlington Morley (1890 – 1957) che ho ritenuto opportuno appuntarmi durante una lezione di letteratura statunitense a causa della sua particolare bellezza. "Quando si vende un libro a una persona, non gli si vendono soltanto dodici once di carta, con inchiostro e colla, gli si vende un'intera nuova vita. Amore, amicizia, e navi in mare di notte; c'è tutto il cielo e la terra in un libro, in un vero libro".Non è forse magnifica, racchiudendo allo stesso tempo l’essenza di questo oggetto?
Come ho detto, molto spesso, oggi, la nostra società non dà il giusto valore a questo meraviglioso oggetto. Ma perché questo? Semplicemente perché un volume oggi è qualcosa di assolutamente accessibile a tutti, un qualcosa di normale, per chiunque. Tuttavia non è sempre stato così. Pensiamo al passato. Cos’era un libro per i nostri antenati? Beh probabilmente per i nostri nonni o bisnonni era già qualche cosa di abbastanza comune e scontato, anche se forse non così facilmente fruibile, ma se pensiamo all’antichità o anche solamente al Medioevo?
Il mio obiettivo in queste poche pagine sarà quello di cercare di far comprendere a chi avrà il tempo e la voglia di leggere che un libro è qualcosa di prezioso, ma in un modo inconsueto. Andrò a delineare la storia della stampa cercando di illustrare i vari passi e gli sforzi fatti dall’umanità per trasferire i pensieri per iscritto e tutte le tecniche usate dai nostri antenati per riuscire ad arrivare a rendere i manoscritti accessibili a tutti.

L’editoria è da sempre il settore che si occupa della pubblicazione e della distribuzione di opere a stampa e dunque quel settore dell’arte che comprende l’industria del libro e di qualunque altro mezzo di comunicazione (giornali, riviste, musica, radio, teletrasmissioni, ecc). Bisogna però constatare che l’editoria è un settore relativamente moderno ed è nato solo circa sei secoli fa.


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Esempio di incisioni rupestri della Val Camonica

L’uomo però, fin dall’antichità, ha sempre sentito il bisogno di esprimersi. Accanto all’espressione orale (che ha avuto per diretta conseguenza la nascita dei primi linguaggi), la nostra specie ha sempre cercato di comunicare anche attraverso la via scritta. I primi esempi possono essere considerati i celebri graffiti risalenti al Neolitico, incisioni che possiamo ammirare un po’ in tutto il mondo (in Italia abbiamo però il più vasto sito continentale in Val Camonica ad opera del popolo dei Camuni). Questi esempi possono essere definiti come il primo tentativo compiuto dal genere umano per comunicare per iscritto. La tecnica era abbastanza elementare: si prendeva un punteruolo di un materiale abbastanza resistente e si incideva la roccia, molto spesso una grotta usata probabilmente per ripararsi dalle intemperie, una sorta di antenata della nostra attuale casa. Naturalmente i temi trattati erano quelli della vita quotidiana e quindi scene di caccia, di raccolta e poco altro.


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Esempio di scrittura cuneiforme sumera

Con il passare dei secoli però le tecniche di scrittura si sono affinate. Innanzitutto, però, bisogna datare quando l’uomo ha iniziato a scrivere.L'inizio della registrazione in forma scritta dei linguaggi verbali è stata collocata dagli storici intorno al 3200 a.C. nellaBassa Mesopotamia, ad opera dei Sumeri. Qui la scrittura sarebbe sorta per ragioni di amministrazione, contabilità e commercio, anche se, come detto, già nel Paleolitico esistevano sistemi per far perdurare le conoscenze e comunicare in senso lato (vedi i graffiti e le incisioni).
La nascita dei primi codici scritti è stata anche accompagnata da un affinamento dei supporti di scrittura, un’evoluzione che si è tradotta nell’uso di un primo supporto cartaceo ad opera degli Egiziani. Molto celebre è infatti il papiro egiziano, quello che oggi viene considerato l’antenato della carta. Il papiro conobbe una rapida diffusione in tutto il bacino del Mar Mediterraneo, in alcune regioni dell’Europa e nel Medio Oriente. Prodotto a partire dalle piante di papiro (largamente diffuse lungo tutto il corso del Nilo), questo supporto rimase in voga fino alla seconda metà dell’VIII secolo, quando gli Arabi iniziarono ad importare in Europa per la prima volta la carta, dopo aver appreso i segreti della sua lavorazione dai mastri cinesi. Ma, nonostante la rapida diffusione della più economica e facile da produrre carta, l’importanza storica del papiro è testimoniata ancora oggi dal fatto che molte lingue europee utilizzano una variante di “papiro”per indicare la carta (basti pensare al francese “papier”, o all’inglese “paper” o ancora al tedesco “papier”).
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Testo ebraico su papiro

Nonostante però i grandi progressi fatti dalla nostra civiltà, nel periodo che ho appena finito di descrivere non si può ancora parlare di un’industria del libro, di editoria. Quest’ultima nascerà infatti solo durante il Medioevo. E’ solo in questo periodo che si inizierà ad usare il supporto cartaceo sistematicamente, un supporto decisamente più facile ed economico da utilizzare. Prima della diffusione della carta il materiale usato più comunemente era, come detto, il papiro. In passato i Sumeri sperimentarono anche l’uso di tavolette di cera incise con uno stilo con punta di metallo, di o di legno. Altro supporto decisamente molto utilizzato parallelamente al papiro era la pergamena. Essa, proveniente dalla conciatura di pelli di animali, veniva tagliata in fogli del medesimo formato raccolti poi in fascicoli detti quaderni (in quanto costituiti da quattro fogli). Più quaderni cuciti insieme e protetti da una “copertina” costituivano il “codice”. Ma tutti questi supporti non permisero naturalmente lo sviluppo di un’industria di copiatura efficiente.

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Amanuense al lavoro in una biblioteca




Con l’introduzione della carta, a partire dal VIII secolo, l’editoria poté iniziare la sua ascesa. Nel nostro continente si moltiplicarono i centri in cui ci si dedicava alla produzione manuale di copie di manoscritti da parte di amanuensi a servizio di privati. I testi più riprodotti erano naturalmente i testi religiosi, la Bibbia uno su tutti. Il lavoro di copiatura era molto complicato e, per un testo come la Bibbia, richiedeva un impegno giornaliero della durata di un anno. Ne deriva dunque che sì, l’industria del libro era nata, ma erano questi solo gli albori, un’industria che per produrre un solo libro impegnava una persona per un anno intero.
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Testo copiato da un amanuense con annessa miniatura


Lo sviluppo di questo settore apportò diversi benefici al continente europeo, benefici non solo culturali, ma anche sociali. Nuove figure professionali videro la loro nascita. Nacquero il bibliotecario (l’individuo che dettava il testo a colui che scriveva), lo scriptor (colui che si occupava materialmente della scrittura), il corrector (quello che, ultimata la copiatura di una pagina, controllava non vi fossero errori), ma soprattutto il miniator, forse la figura più celebre ed affascinante ancora oggi. Ma di che cosa si occupava? La sua mansione principale era quella di occuparsi delle miniature (dal latino “minium”, il colore usato per riquadrare le pagine, scrivere i titoli e le lettere iniziali dei manoscritti). Le miniature erano quei piccoli capolavori contenute nello spazio di pochi centimetri quadrati che caratterizzavano appunto i libri copiati nel Medioevo di cui abbiamo un esempio qui a lato. Per meglio comprendere queste figure consiglio vivamente la lettura de “Il nome della rosa” di Umberto Eco (o almeno la visione del film) in cui viene descritta in modo particolareggiato la vita di una comunità di monaci che, oltre alla preghiera, si dedicano anche alla copiatura di testi.
Va detto che fra il VII ed il XII secolo, questa attività fu esercitata esclusivamente nei conventi o nelle scuole ecclesiastiche, soprattutto ad opere dei monaci dell’Ordine Benedettino. In un mondo ovunque sconvolto da violenza e calamità in cui dilagava l’ignoranza, i monasteri si rivelavano isole di civiltà dove gli amanuensi trascrivevano i testi sacri e quelli dell’età classica. Una volta ultimati venivano poi conservati nelle biblioteche degli stessi, al fine di impedire che questo grande patrimonio culturale andasse perduto. Pertanto in ogni monastero vi era unoscriptoriumdove le varie figure sopracitate, sotto la guida di un monaco particolarmente esperto, eseguivano il proprio paziente lavoro di trascrizione, miniatura e rilegatura. Fra il XII e XIII secolo la situazione cambiò leggermente, in quanto si moltiplicarono i copisti che scrivevano in bella scrittura, spesso studenti universitari che per mantenersi esercitavano questa professione. Ma sovente, per scarsa attenzione, i testi si rivelavano di scarsa qualità e pieni di errori di ogni genere.

Tuttavia
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Johann Gutenber in una riproduzione dell'epoca
questo tipo di produzione, come possiamo ben immaginare, era molto limitata, nonostante la domanda di libri fosse in costante crescita. La soluzione di questo problema, la vera e propria tappa fondamentale, quella che segna veramente la nascita dell’editoria, è dunque l’invenzione della stampa a caratteri mobili ad opera del tedesco Johann Gutenberg (1394 circa – 1468) nel 1450. La celebre “Bibbia di 42 linee” pubblicata a Mainz tra il 1455 ed il 1456 rappresenta il primo libro completo a stampa attraverso caratteri mobili, l’invenzione di Gutenberg. Questo primo manoscritto venne stampato in caratteri gotici, in due colonne di 42 righe (da qui il nome), ciascuna costituita da 641 carte. Venne distribuita in due, tre o quattro volumi a seconda delle edizioni. La “Bibbia di 42 linee” fu una svolta epocale. La produzione di quest’ultima segnò la fine del periodo della copiatura e l’inizio di quello della stampa, un processo che da manuale diventava industriale.


Nel caso dell’invenzione di Gutenberg, non si trattò di una vera e propria “Première”: già nel XIV secolo si usavano caratteri mobili per stampare carte da gioco o altri generi di “fogli stampati”(si hanno notizie di un primo tentativo si stampare un libro in Corea nel 1409). Stampare un libro intero era però opera ben più laboriosa e difficoltosa. Era necessario avere un inchiostro che asciugasse rapidamente, disporre di una grandissima serie di caratteri identici ed inoltre avere la possibilità di allinearne orizzontalmente un gran numero senza che essi si muovessero.

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La "Bibbia di 42 linee", la prima produzione della macchina di Gutenberg

Gutenberg riuscì però ad ovviare a tutti questi problemi andando ad inventare in primo luogo il “compositoio”, un attrezzo formato da profili metallici che permetteva di allineare perfettamente i “cubetti” contenenti le lettere per formare parole e righe. In secondo luogo, Gutenberg riuscì a procurarsi inchiostri a base oleosa, inchiostri più duraturi e più adatti al suo scopo rispetto a quelli usati precedentemente (a base acquosa). Successivamente, grazie alle sue personali conoscenze riguardo alla lavorazione e all’uso dei metalli, Johann Gutenberg realizzò una lega di piombo, stagno ed antimonio, lega che gli permise di produrre caratteri duraturi e di grande qualità. Infine si dedicò all’adattamento di un torchio vinario per il suo scopo. Il risultato fu eccellente. E così la sua macchina poté iniziare a stampare in “larga” scala (250 copie di una pagina all’ora).
Ora, andare a descrivere il funzionamento di questo strumento è un’opera assai complicata. Comunque, a grandi linee, essa veniva utilizzata per trasferire l’inchiostro da una serie di caratteri allineati alla pagina stampata. Le prime macchine tipografe erano torchi a vite (provenienti dall’industria vinicola), progettati per fare pressione sulla forma tipografica, che veniva stampata opportunamente sul piano della macchina. La carta, inumidita, veniva premuta contro i caratteri della cosiddetta tavola mobile, che veniva avvitata sulla forma dopo che quest’ultima era stata “inchiostrata”. La macchina era dotata di rotaie che consentivano di sfilare la forma dalla macchina senza sollevare di molto la tavola mobile.
Come avrete capito questa è solo un veloce riassunto del processo di copiatura. Per rendere giustizia a questa epocale invenzione chi è interessato può documentarsi dettagliatamente sull’intero funzionamentoquio andando a visionare questofilmato(sempre che siate interessati).

Naturalmente la macchina tipografica di Gutenberg non è quella usata ancora oggi. Dopo la sua invenzione essa fu costantemente rivoluzionata ed ammodernata seguendo il progresso tecnologico caratteristico di quegli anni. Si partì da aggiornamenti poco “invasivi”, quali per esempio l’introduzione di meccanismi a molla che permettevano di alzare la tavola più rapidamente, mentre nell’Ottocento furono introdotte invece le prime macchine da stampa in ferro che permisero un aumento a 300 stampe l’ora.
Il XVIII e il XIX secolo furono due secoli fondamentali per l’editoria. Sull’onda della rivoluzione industriale, la macchina di Gutenberg cambia radicalmente. Nel 1846 venne progettata la prima macchina da stampa rotativa in cui la carta scorreva da un grosso rotolo e attraverso i cilindri in rotazione veniva stampata ed infine tagliata in fogli. Nel XIX secolo furono introdotte la macchina a vapore (per la prima volta usata dall’inglese “The Times”), quella a cilindro (che impiegava un cilindro rotante per premere la carta contro la forma tipografica piatta) ed infine una macchina per la stampa in simultanea su entrambi i lati del foglio (per la stampa dei sempre più richiesti quotidiani). Altro passo in avanti fu fatto nel 1863 dallo statunitense William A. Bullock (1813 – 1867) che brevettò la prima macchina da stampa per rotoli di carta che stampava su nastri di carta continua invece che su singoli fogli. Nel 1871 ancora il tipografo americano Richard March Hoe (1812 – 1886) che già nel 1846 aveva brevettato la prima rotativa, perfezionò un’altra macchina da stampa a rullo continuo con la quale fu possibile arrivare a produrre fino a 18000 quotidiani l’ora.


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Una moderna fotocompositrice

Gli ultimi "aggiornamenti" furono realizzati negli anni Cinquanta del secolo scorso: vennero introdotte le prime fotocompositrici. Esse producevano immagini fotovoltaiche dei caratteri e, di conseguenza, cessò la fabbricazione dei tradizionali caratteri tipografici in piombo. Le immagini venivano fotografate con una speciale macchina per produrre negativi che potessero essere utilizzati per realizzare lastre litografiche. Questo processo rese dunque definitivamente obsoleta la macchina di Gutenberg facendola quasi del tutto scomparire. Però, nonostante essa sia oggi quasi del tutto scomparsa, i procedimenti di stampa a rilievo sono ancora usati in alcuni casi. La maggior parte dei caratteri tipografici a rilievo, però, viene ora realizzata con mezzi fotomeccanici: oggi le pagine da stampare, complete di illustrazioni, possono essere realizzate direttamente sullo schermo di un computer.

Se interessati, sul sito del Museo della stampa e della stampa d'arte di Lodi potrete trovare video, notizie ed altra curiosità sulla storia della stampa e vedere come i macchinari sono cambiati.
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Johann Fust, il finanziatore di Gutenberg

Prima di terminare mi sembra però necessario andare a parlare di un uomo, un individuo che non sarà mai citato su nessun libro di storia, ma non per questo meno importante. Si tratta di Johann Fust (1400 circa – 1466). Probabilmente il suo nome è sconosciuto ai più, ma vi posso assicurare che senza di lui oggi noi non potremmo leggere un libro.

In questo momento di difficoltà finanziaria, soprattutto in Italia, molto spesso, si sente parlare di carenza di fondi per finanziare le ricerche scientifiche. E se i finanziamenti fossero mancati anche a Johann Gutenberg? Non dimentichiamo che prima di riuscire a stampare
i primi fogli, Gutenberg ha dovuto elaborare l’intero processo di realizzazione, partendo dal torchio tipografico, fino ad arrivare ai veri e propri caratteri mobili, passando per la miscela di inchiostro. A queste cifre aggiungete poi i torchi tipografici usati, la carta, gli stipendi dei torcolieri e degli altri coinvolti nel procedimento di stampa. Questi costi furono in parte coperti dalle attività collaterali che egli stesso conduceva, ma gran parte delle spese rimasero comunque scoperte.
Gutenberg fu dunque costretto a ricorrere ad un finanziamento, coinvolgendo nel suo progetto un personaggio noto di Magonza, che gli anticipò ingenti somme che Gutenberg non fu mai in grado di restituire. Il personaggio cui faccio riferimento è proprio Johann Fust, appartenente ad una ricca famiglia di Magonza. Quando Gutenberg si rivolse a Fust (di professione banchiere) per ottenere un finanziamento, questi sicuramente comprese le potenzialità di quanto gli era stato presentato, garantendogli un ingente finanziamento che gli consentì di portare a termine il suo progetto. Le copie della “Bibbia 42” furono tutte vendute senza problemi. I proventi della vendita, tuttavia, non furono sufficienti a coprire i costi sostenuti da Gutenberg. Non potendo restituire quanto ricevuto in prestito da Fust, quest’ultimo intraprese un’azione giudiziaria nei confronti di Gutenberg, azione che lo vide vincitore, entrando in possesso dell’attrezzatura per la stampa. Fust ebbe dunque molto chiaro fin dal principio quanto potenziale vi fosse nella nuova invenzione. Per questo motivo decise poi di proseguire l’attività, una volta “acquisitala”, insieme al marito della figlia, con il quale avviò un’intensa attività di stampa.

In sintesi, Fust rappresenta una figura chiave nella storia della stampa. Senza il suo intervento forse non si sarebbe potuta realizzare la famosa Bibbia di Gutenberg, e magari la nuova tecnica non avrebbe riscosso il meritato successo, almeno non con le stesse modalità e negli stessi tempi con cui invece è stata in grado di ottenerlo.

In conclusione, spero di essere riuscito a trasmettere il mio pensiero: nonostante un libro sia considerato da molti solamente un soprammobile, è necessario comprendere lo sforzo enorme che il genere umano ha fatto per arrivare a realizzare tale oggetto. Oggetto la cui disponibilità e maneggevolezza sono date spesso per scontato, ma sono il frutto di un lungo processo di perfezionamento delle tecniche di produzione. Benché dunque esistano oggi nuovi strumenti che permettono di avere accesso a qualsiasi tipo di informazione, anche in tempo reale, ritengo sia comunque sempre fondamentale il contatto con l'oggetto cartaceo. E' infatti insostituibile il piacere dello sfogliare le pagine, ma soprattutto il piacere di essere circondati da volumi che meglio raccontano i gusti, gli interessi e la personalità di chi li possiede.

Ma l’invenzione della stampa può dunque considerarsi come un’invenzione epocale? Beh le risposte sono molto contraddittorie. Alcuni ritengono che siccome essa si è evoluta, come è logico che sia, durante il corso dei secoli successivi, essa non va definita propriamente come un’invenzione epocale. Altri, me compreso, ne sottolineano invece il carattere epocale, in quanto l’avvento della stampa ha messo in movimento tutta un’altra serie di variabili che hanno fatto si che il mondo cambiasse, sia seppur impercettibilmente. Va però detto che la tecnologia non è stata la sola causa di questa evoluzione. La stampa si è sviluppata soprattutto grazie alle favorevoli condizioni socio-culturali del periodo ed ha innescato un processo che ha portato a delle conseguenze più o meno negative. Le conseguenze della nascita della stampa sono un altro argomento molto interessante, tema che però per mancanza di spazio non potrò affrontare. Mi limito a concludere ed elogiare ancora una volta la grande idea di Gutenberg anche se, a volte, prima di un esame per esempio, mentre sono sommerso da una miriade di manuali vorrei che quel giorno Johann Gutenberg fosse andato magari a pescare. O a leggere un libro sulla riva di un lago. Ah no già…




Paolo De Giovannini


Sitografia:
http://it.wikipedia.org/
http://www.storiadellastampa.unibo.it/noframes/torchio.html
http://www.funsci.com/fun3_it/scrittura/scrittura.htm

Bibliografia:
Briggs A., Burke P., “La storia sociale dei media, da Gutenberg a Internet, Bologna, Il Mulino, 2010